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Il metodo Parkston

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di Redazione

Pubblicato nella prima metà del secolo scorso a Londra sull' Evening Standard

Il metodo Parkston

C’erano parecchi inglesi a Montecarlo quella settimana, ma non mi aspettavo di vedere Parkston. Lui lo si trovava di solito a raccontare balle al bar del golf club o a scorazzare per le strade con la sua macchina sportiva.

Ma eccolo lì, a passeggiare sulla Promendade des Anglais con quell’aria allegra che mi ha sempre messo la voglia di prenderlo a calci. Non ha aspettato il mio invito per sedersi.

“Johnny vecchia volpe! E c’è anche la signora. Peccato non vi abbia incontrato prima, devo andare via presto domattina. Voi vi fermate qui molto ?”
Gli dissi che noi saremmo rimasti ancora due giorni, che era il massimo che potevamo permetterci.
Questo lo fece ridere di gusto. “Perché preoccuparsi dei soldi quando si è all’estero?”
E si lanciò nel racconto di come manipolare i travel cheques e la moneta locale. Una storia già sentita altre volte. Poi nel discorso butto lì un “Naturalmente se cerchi qualcosa di assolutamente legale, puoi sempre vincere ai tavoli della roulette”.
Gli dissi: “Immagino tu abbia un sistema vero?”
“Proprio così vecchio mio. Un sistema. Ed anche uno molto buono.”
Volevo essere educato con lui, ma mi ha beccato che ghignavo dietro il bicchiere.
“Non mi credi? Va bene, dato che è la mia ultima notte te lo faccio vedere. Ceniamo insieme e poi andiamo a giocarlo”
Mia moglie Ethel gradì l’idea e dato che io non avevo obiezioni nel vedere Parkston fare una bella figuraccia, andammo con lui.

Le sale da gioco del casinò hanno quell’aurea di silenzio solenne che si trova nelle cattedrali. Gli unici suoni il rollio della pallina e la voce del croupier che annuncia “Faites vos jeux”
Intorno al tappeto di gioco c’era una folla compatta, ma Parkston con un esperto lavoro di gomiti si fece strada. Aveva un manciata di gettoni, a occhi quasi cinque sterline.

La prima parte del sistema sembrava essere quella di non fare assolutamente nulla. Per una mezza dozzina di lanci si limitò a guardare e ci diede l’opportunità di guardarci attorno. Come tipo di passatempo mi pareva lontano dall’essere allegro. Sia i giocatori che gli spettatori avevo un sguardo teso, smunto come se fossero stati più felici se tutto quanto finisse e potessero andare a casa. Come una donna pallida emaciata alla fine del tavolo che stava mordicchiando nervosamente il proprio fazzoletto, si intuiva che stesse perdendo.
Finalmente Parkston cominciò. Mise cinque pezzi sul nero ed il nero uscì, e incassò altri cinque pezzi. Mise i dieci pezzi sul nero e diventarono venti. Poi mise dieci sul rosso ed il rosso uscì. Dopo di che si spostò dai colori al pari e dispari, prima uno e poi l’altro.
Qualunque fosse il suo sistema non riuscivo a scoprirlo. Non vinceva sempre ma quattro puntate su cinque le azzeccava. Sempre sulle chance, non tentava mai un colpo sui numeri pieni. E sempre piazzava le fiches all’ultimo istante, proprio quando la pallina cominciava a rallentare e il croupier annunciava “Rien ne va plus”.

La pila di fiche davanti a lui cresceva. Poi perse tre colpi di fila.
“Okay” disse “Per stasera è abbastanza”. Si spinse all’indietro e si recò alla cassa a cambiare le fiche in soldi. Il totale ammontava a poco meno di venti sterline.

Essendo Parkston doveva ovviamente vantarsi “Un giochetto, vecchio mio” disse mentre aspettava il taxi “Robetta da niente”.
A me a dire il vero non era sembrato altro che un colpo di fortuna, se non fosse per il fatto che era durato un po’ troppo. Ma Ethel era convinta che ci fosse un qualcosa nel suo modo di giocare e voleva scoprirlo, e lui non aspettava altro.
“Non ha nulla a che vedere con sequenze o combinazioni. Non credo in quelle cose." disse "Si basa solo sulla psicologia. Alcune persone seguono i giocatori che vincono e copiano le loro puntate, ma le serie vincenti non durano molto. Le serie perdenti invece… è un discorso diverso.
Una serie negativa può durare tutta la notte e più ti sforzi di uscirne più precipiti verso il baratro. Non so il perchè – nessuno lo sa – ma questo è quello che succede. Allora quello che bisogna fare è individuare qualcuno che se la sta passando male, osservare quello che fa e puntare sull’opposto. Proprio come ho fatto con una signora in fondo al tavolo. Quando lei giocava rosso io puntavo sul nero, quando andava per il dispari io mettevo sul pari.”
Mi sembrava un’idiozia e glielo dissi.
“Ma ha funzionato, vecchio mio. Lo fa quasi sempre" sorrise "Beh ci vediamo a Londra”
Un cenno di saluto con la mano di saluto e non c’era più.

Ethel era pensierosa. Capivo che era rimasta impressionata. Il giorno dopo mi disse “Sai John? dovremmo provarlo. Almeno una volta”. Conoscendola sapevo che alla fine saremmo andati a giocarlo.
La folla quel giorno sembrava la stessa del giorno prima con la sola differenza che la donna pallida ed emaciata non c’era.
Presi le cinque sterline che erano state stanziate per un orologio ornamentale da regalare alla zia Judith e mi guardai intorno. Non ci volle molto per trovare il mio perdente: un robusto signore, pelato con in bocca un sigaro consumato.
Stava giocando i numeri pieni senza successo. Poi si mise a giocare le chance e continuò a perdere. A quel punto finì le fiches e se ne fece cambiare altre. Era lui il mio uomo.
Così cominciai. Nero per lui significava rosso per me, e funzionò. La mia media non era ai livelli di quella di Parkston, ma ero comunque in attivo.
Poi il ciccione cominciò a recuperare. Non lo notai subito, perché in effetti aveva sempre vinto una volta ogni tanto. Ma quando lo vidi accendersi il sigaro con ghigno di soddisfazione mi affrettai a contare le mie fiches e il risultato non fu piacevole.
Non era questo che doveva succedere, il mio uomo non stava rispettando le regole. Era giunto il momento di abbandonarlo.
Poi capì il mio errore, il pelato non era l’obiettivo giusto. In fianco al croupier sedeva una signora altezzosa tutta ingioiellata. Aveva davanti a se un piccolo blocchetto su cui segnava i numeri usciti e guardandoli cercava di intuire cosa puntare – evidentemente aveva un suo sistema personale.
Ma i segnali di sconforto c’erano tutti, la sua montagna di fiches si scioglieva lentamente. Il tipico caso di perdente del sistema di Parkston.
Volevo rifarmi subito dei miei pezzi persi e così raddoppiai la mia puntata iniziale. Mi pagò subito, ma poi la donna cominciò a vincere. Prima che mi rendessi conto ero arrivato ai miei ultimi dieci. Li misi tutti sul rosso ed il croupier annunciò “onze, noir impair et manque” e fu la fine.
Nessun orologio per la zia Judith. A dire il vero eravamo fortunati da avere abbastanza quattrini per i sandwich da portarci sul treno.
Quando uscimmo sfogai liberamente i miei sentimenti nei confronti di Parkston e del suo sistema. Ethel però rimase impassibile.
“Penso sia un sistema bellissimo” disse.
“Lo sarebbe stato se avesse funzionato”
“Ma ha funzionato. Guarda!” aprì la mano e mi mostrò quindici sterline “e pensa che ho iniziato con 10 pence” aggiunse soddisfatta.
Quando mi ripresi e dalla sorpresa mi disse: “Ho fatto come ha detto George Parkston, puntare l’opposto del giocatore perdente”
“E come diavolo hai fatto ad individuarlo ?”
E lei, timidamente: “Beh caro, ho preso te.”

Scritto da  John Appleby

traduzione di A.Bianchi

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Faina :
15/12/2011 17:45
Confermo che anche in questo secolo il metodo funziona. Io l'ho sperimentato una decina di volte, purtroppo tutte dalla parte del perdente. Morire se ce n'è stato uno di quegli avvoltoi che mi ha ringraziato con un gettone di mancia...
Arciere19 :
04/06/2013 13:51
Io invece penso che questo "sistema" sia di fatto una colossale idiozia;personalmente trovo davvero molto squallido constatare che qualcuno sprechi la propria intelligenza alla ricerca di un potenziale giocatore perdente,anzichè per fare idagini razionali e sensate sulla permanenza in corso;la giusta fine che merita chi segue castronerie simili,è proprio quella del protagonista della simpatica storiella riportata sopra,protagonista che per andare a cercare un giocatore perdente,è diventato lui stesso tale!
vm :
26/04/2014 01:39

è stato fatto ai tavoli del 30/40.....essendo un gioco quotidiano si sapeva benissimo chi fossero i grandi perdenti, quelli che s'infilavano nel tunnel e ci rimanevano finchè la direzione giochi gli chiudeva il credito giornaliero......com'è come come non è al momento del fattaccio si sono tutti trasformati immediatamente e sorprendentemente in grandi vincenti....con una media minima di 8//10 o 15//20....

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