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il nemico numero uno è la mancanza di fermezza di propositi

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Il fattore umano è sempre determinante, tanto oggi quanto lo era per i giocatori che nei secoli si sono avvicendati al tavolo della roulette.

il nemico numero uno è la mancanza di fermezza di propositi

Con queste parole il Marchese di Pietratonda nel 1946 conclude un suo piccolo libretto di sistemi per vincere alla roulette, scritto in tempo di guerra quando, non potendo giocare nei casinò ufficilamente chiusi, ha potuto riflettere sulla roulette studiandone le permanenze ed i metodi per sconfiggerla.

 

Non sono stati i sistemi pubblicati nel libro a colpirmi (peraltro sistemi semplici e ormai di dominio ed utilizzo pubblico), ma le parole ed il pensiero del Marchese che ho trovato ancora maledettamente attuali dopo più di sessant'anni.

"Se tutti i giuocatori avessero la forza di dominarsi accontentandosi di guadagnare un numero di unità ragionevole e proporzionato al capitale che si impiega, il giuoco della roulette cesserebbe di esistere, perchè non si troverebbe più nessuno a volerla gestire.
Un giuocatore eqilibrato e ragionevole dovrebbe preoccuparsi del bilancio mensile e non delle vincite fulminee e strepitose. A Montecarlo vi sono molte persone (tutte anziane però, in verità) che vivono colà da anni. Generalmente sono signori e signore che col giuoco si sono rovinate, ma ora vivono comodamente appunto con dei sistemini che di tanto in tanto danno dei dispiacieri, ma fanno sbarcare il lunario, giacchè il bilancio mensile è sempre attivo. Questi piccoli "sistemisti" forse potrebbero lentamente ricostriuire anche le loro fortune, ma sono degli sicagurati in cui il vizio del giuoco si è incancrenito.
Dopo aver arrancato faticosamente per delle ore onde guadagnare quattro o cinque unità con un sistema ferreo, si lasciano poi immancabilmente tentare da qualche altro giuoco extra sistema, o da qualche fenomeno, per riperdere in pochi minuti il guadagno e intaccare magari il capitale. E' perfettamente inutile allora cecare dei sistemi.
Chi non ha foza di carattere e di volontà non potrà mai sperare di rimanere vittorioso. Egli potrà avere dei momenti di fortuna ma finirà fatalmente col perdere e col crearsi dei guai anche gravi. Perciò due sono i casi: o si va a giuocare per provare l'ebrezza del giuoco, e allora si deve stabilire la cifra che si vuole e si può spendere. Una volta spesa si deve andare via. Oppure si va a giuocare per guadagnare e allora è un alvoro faticoso e difficile. In tal caso si deve soltanto applicare il sistema allo stesso modo di come si compie un qualunque altro lavoro d'ufficio. Chi sarà capace di attenervisi potrà avere delle soddisfazioni non caduche e forse anche risolvere facilmente il probelma della vita."

Tratto da pag. 20-21 del libro "Come vincere alla roulette" - Autore: Il Marchese di Pietratonda - Edizioni: Casa Editrice Nerbini.

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