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Far saltare il banco

di Massimo Aurelio

Sui Casinò ed in particolare sulla Roulette esistono numerose leggende, alcune autentiche, altre con un fondo di verità ed una buona parte inventate di sana pianta.

Far saltare il banco

Tra queste ultime credevo vi fosse quella del drappo nero, tipo funerale, steso sul tavolo della roulette quando salta il banco. Pensavo fosse casomai un usanza dell'ottocento ormai caduta in disuso.

Ebbene non è così. Intanto occorre chiarire cosa significa "far saltare il banco" (ovviamente stiamo parlando della regina delle roulette ossia LA FRANCESE). 

Ogni roulette ha una certa dotazione di fiches che gli viene fornita all'apertura del tavolo, la quota può essere differente da un casinò all'altro nonché da una roulette all'altra, a seconda dei minimi e dei massimi consentiti sulla roulette medesima. L'entità di questa dotazione chissà perchè è mantenuta rigorosamente segreta. Quindi quando un tavolo perde, totalmente o quasi, la propria dotazione e non è più in grado di pagare direttamente i vincitori significa che "Il banco è saltato".

Ma veniamo al fatto, è un evento che vale la pena di raccontare, visto che in trent'anni di frequentazione dei casinò sparsi per il mondo mi è capitato personalmente di assistervi una sola volta.

Era una notte d'estate di qualche anno fa, con Roberto, il  mio compare d'avventure ludologiche, eravamo al casinò di  Sanremo per testare "dal vivo" l'ennesimo sistema, che sulla carta aveva dato dei risultati eclatanti.

La serata era abbastanza fiacca, la stagione non era ancora iniziata, il nostro sistema dopo qualche alto e basso era tristemente saltato,  pochi i giocatori presenti, mi aggiravo indolente per il romantico Gran Salòn di Sanremo, dedicato alle roulette francesi,  rimasto splendidamente invariato dal secolo scorso, senza neanche una rumorosa  ed insolente slot. Quando notavo un piccolo assembramento vicino ad una roulette, incuriosito mi avvicinavo, un giovane, anzi giovanissimo ( era persino accompagnato dalla madre che se ne stava in disparte, apparentemente indifferente),  in jeans e maglietta, di bell'aspetto,  capelli ricci spettinati,  stando in piedi,  puntava sui numeri per i massimi, coprendo una parte del tappeto, ma non in maniera esagerata, come accade di solito con certi forti giocatori che tendono a ricoprire in maniera smodata quasi tutti i numeri, (una signora recentemente a Campione li ricopriva proprio tutti sigh!) dimodochè credono di tutelarsi al meglio, ma al contrario, quando vincono in realtà vengono pagati praticamente con i loro gettoni,  mentre  bastano due o tre colpi perdenti per mandarli a gambe all'aria..

Il nostro giovane puntava evidentemente sul settore della serie, coprendolo però direttamente  pieni e cavalli, dove quindi alcuni numeri risultavano  stracarichi. Come tutti sappiamo un settore come quello della "Serie 5/8" è composto da 12 numeri a cui spesso viene  aggiunto ancora qualche numero adiacente,  arrivando cosi a ad un nutrito settore di 15/16 numeri contigui, per cui a volte può succedere che si possa ripetere  10 / 12 e più volte, ciò che non ho mai capito è perchè a me non sia mai capitato d'imbroccare uno di questi meravigliosi filotti, (ma questa è un altra storia).

Insomma pareva proprio che il "ragazzo" invece ci stesse riuscendo,  infilando una serie impressionante di PIENI+CAVALLI, tanto che lo Chef (che non è un cuoco ma il capo tavolo delle roulette francesi), preoccupato,  aveva richiamato al capezzale della roulette morente, non illustri medici, ma degli arcigni ispettori che confabulando fra di loro lanciavano sguardi tremebondi al malcapitato croupier, che all'uscita dell'ennesimo colpo di serie veniva sostituito (probabilmente con suo sollievo).

 Per maggior "prudenza" veniva cambiata anche la pallina e un solerte inserviente in guanti bianchi, per ordine degli ispettori,  puliva diligentemente, con un panno la conca lucida della roulette e anche i numeri nella corona, uno per uno (non si sa mai).

 Alcuni spettatori (invidiosi) sogghignavano..." è finita la cuccagna", qualcuno borbottava "gli hanno rifilato la pallina di Teflon quella rimbalza fin sulla luna..."  un anziano giocatore addirittura si permetteva di suggerire al giovane:  "basta! smetti! molla il colpo",  ma il giovinotto con il tipico coraggio e la beata incoscienza dei giovani rincarava la dose, superando decisamente i limiti massimi del tavolo. Allo sguardo interrogativo dello chef, il Pit boss rispondeva con un impercettibile cenno di assenso nonché un malcelato sorrisetto.

"Rien ne va plus" annunciava il nuovo croupier-anziano (uno di quelli che secondo molti abituèe poteva mandare la pallina dove gli pareva con la precisione di un cecchino) il colpo era partito forte e deciso, alcuni furbetti avevano puntato sulla nassa o i vicini dello zero (dalla parte opposta della serie), nella sala era caduto il silenzio,  frrr... frrr..., la ruota girava dolcemente in senso orario e la boule correva veloce nel senso inverso, dopo una dozzina di giri urtava una losanga, rimbalzava contro la successiva, piroettava  sul bordo,  cadeva e  rotolava nella corona dei numeri, ... tra... tra... tra...  si fiondava sullo zero, ma la forza centrifuga la faceva schizzare via, sembrava depositarsi nel 17 (fatidico orfanello) ma rimbalzava anche da lì, perbacco come rimbalza il teflon !, poi come esausta finiva finalmente nell'  8 ! esattamente al centro della serie... Alla faccia del teflon, dando torto  ancora una volta ai folli sognatori che credono come certi croupier possano indirizzare la pallina dove vogliono, dimostrando agli ispettori che se il teflon rimbalza, non rimbalza dove pare a loro, confermando infine che nessuno può influenzare gli esiti di una boule lanciata nella conca della roulette, a meno che non ricorra a fantomatici trucchi, come nei films.

Nella sala esplose un applauso, persino quelli che avevano perso puntando dalla parte opposta della ruota, si erano lasciati trascinare dall'entusiasmo; un ragazzino novello Davide, stava sfidando il gigante Golia e lo stava battendo clamorosamente, ormai tutti erano dalla sua parte.

 Gli impiegati ci hanno messo un bel po' per contare tutte le fiches vincenti che gravitavano sul numero otto e per predisporre il pagamento, intanto il giovane ormai senza paura, anzi con suprema indifferenza, stava già posizionando le sue nuove puntate,  ma lo chef scampanellava con forza per richiedere una nuova dotazione di gettoni, non ne aveva a sufficienza per pagare... IL TAVOLO ERA SALTATO.

Venne chiesto al vincitore di ritirare le sue nuove puntate, gli venne pagata sollecitamente la vincita, con una bella pila di saponette (le fiches di grosso taglio), comunicandogli, non senza un suo evidente disappunto,  che il tavolo per quella sera era chiuso,  consigliandogli di continuare a giocare nel privè dove lo aspettava una bottiglia di champagne.

Ma l'evento non era ancora terminato, anzi la parte più incredibile doveva ancora incominciare.

Senza nessuna particolare cerimonia arrivarono due valletti, (i camerieri nei casinò vengono ancora chiamati così) uno portava ripiegata una sorta di funebre coperta nera, l'altro addirittura una coroncina di fiori secchi, compuntamente stendevano il panno a ricoprire completamente sia il tappeto che l'intera roulette, posizionavano la squallida e triste coroncina sotto alla sbiadita scritta argento "Casinò di Sanremo" che spiccava sul manto nero e senza dire una sola parola se ne andavano.

Tentavo di intavolare un discorso con lo chef sull'accaduto ma questo schivamente mi liquidava dicendo che si trattava di una vecchia usanza e si dileguava rapidamente.

Pensai che un evento del genere venisse veramente sprecato, vi immaginate se ci fosse stato ancora quel gran genio di François Blanc (il fondatore del Casinò di Montecarlo). Avrebbe certamente allertato immediatamente i media, la stampa e le televisioni,  e da un evento "negativo" del quale, non si capisce perchè, gli addetti ai lavori sembravano addirittura vergognarsi,  lo avrebbe trasformato in una formidabile campagna pubblicitaria internazionale di grandissimo effetto e gratuita per il casinò.

Ma l'epilogo di questa storia è che il fortunato vincitore, disdegnando lo champagne che lo attendeva nel privè, non ancora soddisfatto dell'accaduto, continuava a giocare come se nulla fosse nella sala comune.

Non mi sono curato di verificare se in seguito abbia finito o meno, per restituire tutto il guadagno (fatto molto probabile). L'impressione che ne ho ricavato, è stata quella di un evento assolutamente straordinario, che era stato vissuto, anzi direi sperperato, dai suoi protagonisti con la massima indifferenza e senza alcuna emozione.

Massimo Aurelio

(Blog Roulettemania)

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Io non gioco perchè vincere cento dollari non mi dà un grande piacere, ma perdere cento dollari mi fa incazzare di brutto.

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